Museo Annigoni
Villa Bardini
Costa San Giorgio, 2
Firenze
tel. 055 20066206

Scarica la brochure
di presentazione del museo
con la biografia completa
dell’artista e il percorso critico
(ed. 2008, file .pdf, 524 Kb)
Sezioni del Museo
Attenzione:La collezione di opere esposte potrebbe subire variazioni in base all'allestimento di mostre temporanee negli spazi espostivi del museo

1. Gli autoritratti, i ritratti, le Solitudini
Per un primo approccio con colui che fin da ragazzo si firmava coll’appellativo altisonante di “Canonicus”, affibbiatogli a quanto pare dai compagni del liceo per l’aria meditativa che gli era propria, entriamo dunque subito a contatto con l’immagine di Annigoni quale essa ci appare da alcuni autoritratti di grande presenza espressiva eseguiti lungo l’arco della vita pittorica dell’artista, ai quali s’accompagnano i ritratti dei familiari.
Gli autoritratti e i ritratti annigoniani mostrano una progressiva maturazione del linguaggio dell’artista, da sempre teso nella ricerca di una identità di stile in cui gli echi del passato, dal Seicento all’arte fiamminga, si fondono dando alla luce una moderna evidenza visiva.

2. Vedute e volti
Una sotterranea vena di malinconia caratterizza anche gli scarni e tuttavia densissimi Paesaggi raccolti in questa seconda sezione, realizzati da Annigoni durante alcuni dei suoi molti viaggi, in Nord America e in Sud Africa (1957 e 1966): lande desolate, contrade brulle, profili di colline contro cieli aranciati, burrascose visioni oceaniche si susseguono come i fotogrammi di una visione interiore, ma sono solo all’apparenza frutto d’impressioni casuali. Si tratta infatti di opere tecnicamente sofisticate, in cui l’artista sfrutta la porosità della carta preparata come fosse un intonaco per sovrapporvi pennellate di colore di volta in volta denso e magro, su cui poi lavora con velature e graffi a ottenere la profondità dello spazio.

3. Appunti “dal vero”
Parallela all’evoluzione pittorica ufficiale, Annigoni svolse da sempre una personale ricerca “dal vero” che prese le mosse dalla tradizione macchiaiola.
Prendendo spunto dall’insegnamento dei protagonisti di quel mondo ormai trascorso, egli amava recarsi a dipingere nei luoghi che gli erano cari o dove casualmente si trovava durante i viaggi in giro per il mondo. Con questo esercizio Annigoni esercitava l’occhio e la mano, ben consapevole, come aveva insegnato a suo tempo Nino Costa, considerato uno dei fondatori della Macchia, che alla base di ogni meditata impresa artistica non può esserci che l’emozione del contatto diretto con la Natura.

4. La Natura e il suo mistero
Il percorso si conclude con una carrellata di capolavori realizzati da Annigoni lungo tutto lo svolgersi della sua attività pittorica. Si parte dagli album delle incisioni degli anni Trenta, quando il giovane artista è affascinato tanto dall’espressionismo contemporaneo che dalla grande tradizione della grafica – da Rembrandt a Guercino – per arrivare a opere giovanili eseguite fra il 1928 e il 1935 con l’occhio attento al manierismo italiano e del nord Europa. Da queste si giunge infine a eccellenze della maturità, come Cinciarda (1945), Vecchio giardino (1947), Eremita che chiama (1949), per finire con La tempesta (1971), che ben testimoniano come Annigoni tenga fede alle proprie scelte con grande coerenza, ribadendo il rapporto col Vero quale fondamento di ogni forma d’arte.